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Storia dell'Italia ai mondiali di calcio

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Quella dell'Italia ai mondiali è una storia piena di emozioni, vittorie insperata, incredibili sconfitte, finali perse e finali vinte ai calci di rigore. Ad oggi gli azzurri occupano il secondo posto nella classifica dei mondiali vinti: quattro (1934, 1938, 1982, 2006) contro i cinque (1958, 1962, 1970, 1994, 2002) del Brasile. Segue a tre (1954, 1974, 1990) la Germania, a due si attestano Argentina (1978, 1986) e Uruguay (1930, 1950), rispettivamente a uno Inghilterra (1966) e Francia (1998). Sono due le finali perdute, entrambe contro il Brasile: 1970 (4-1) e 1994 (2-3 d.c.r.). Solo un Commissario Tecnico ha vinto due mondiali: Vittorio Pozzo, nel 1934 e nel 1938.
Il fattore casa è molto importante: hanno vinto davanti al pubblico amico Uruguay (1930), Italia (1934), Inghilterra (1966), Germania (1974), Argentina (1978), Francia (1998). Purtroppo però, per sfortuna ed imperizia, nel 1990 abbiamo mancato il bis del 1934.

Uruguay 1930

Nel 1930 l'Italia non partecipa ai Mondiali per scelta: troppo lontano l'Uruguay, che poi vincerà, troppo costosa la trasferta.

Italia 1934

Seconda edizione della Coppa Rimet, prima in Europa e prima partecipazione della Nazionale. I nostri, messi in riga dal tenente Vittorio Pozzo, rigoroso piemontese senza paga per scelta, dominano e vincono il torneo, nel tripudio del Paese ammantato nel vaniloquio fascista delle virtù italiche. 7-1 agli Stati Uniti, 1-0 alla Spagna nella seconda sfida, 2-1 in finale alla Cecoslovacchia dopo i tempi supplementari, questo il ruolino.

Francia 1938

Nella decadente, borghese e democratica Francia, nemica fino alla Conferenza di Monaco, poi di nuovo amica e infine terreno su cui spendere qualche migliaio di morti per vincere la pace, si gioca la terza edizione del mondiale. 2-1 alla Norvegia, 3-1 ai padroni di casa, 2-1 al Brasile e vittoria per 4-2 in finale: l'Italia è di nuovo Campione del Mondo.
Due vittorie in due partecipazioni, anche grazie all'apporto degli oriundi e di quello che a tutt'oggi è il bomber per eccellenza della Serie A, Silvio Piola: 274 gol nella massima serie.

Brasile 1950

La guerra si porta via qualche milione di vite, intere città e due possibili edizioni dei campionati del mondo. È il 1950 quando le Nazioni ricominciano a sfidarsi sul campo di gioco invece che con aerei carichi di bombe e carro armati. Il mondo è cambiato: due superpotenze, il terrore nucleare, Peppone e Don Camillo. A casa nostra nessuno chiama più i figli Benito e si ammanta con la camicia nera, sono i tempi duri della ricostruzione ed il boom dei Sessanta è ancora lontano. La tragedia di Superga ha decimato la Nazionale, negli uomini e nello spirito. Gli Azzurri scelgono di attraversare l'Atlantico via nave, visto il ricordo ancora fresco delle morti granata. Sono solo 2 le partite giocate dall'Italia: sconfitta 3-2 dalla Svezia, vittoria 2-0 con il Paraguay. Il regolamento è spietato, Azzurri a casa. A vincere sarà l'Uruguay, in una sorta di finale contro il Brasile al Maracanà.

Svizzera 1954

Il 1954 non è migliore del 1950, l'Italia non supera il primo turno, vittima dei padroni di casa della Svizzera (Cile 1962 e Corea-Giappone 2002 hanno un illustre precedente). L'Italia vince con il Belgio 4-1, ma poi perde con la Svizzera per ben due volte: 2-1 e 4-1. È una debacle senza molte attenuanti. L'ungherese Czeizler, CT, è preso tra due fuochi: il gioco difensivista dell'Inter o quello arioso della Fiorentina? Alla fine sceglie un ibrido e l'Italia ammaina subito la bandiera. Una nota di colore è l'arbitraggio del brasiliano Viana nella prima sfida contro gli elvetici. Alla fine la squadra prenderà addirittura a calci il direttore di gara, la cui propensione fraudolenta è dimostrata dalla successiva radiazione dalla federazione brasiliana. Vincerà la Germania Ovest contro la grande Ungheria. Ancora oggi aleggiano sospetti (e forse più) di doping su quella partita.

Svezia 1958

Il mondiale del 1958 rimarrà nella storia di questo sport per l'esordio nella competizione di uno dei giocatori più forti di tutti i tempi: Pelè. In senso negativo, anche per noi il mondiale svedese è indimenticabile: spazzati via in un girone modesto con Portogallo e Irlanda del Nord il mondiale ce lo godiamo solo da spettatori. Per la prima volta gli Azzurri rimangono fuori da un Mondiale (nel 1930 era stata la Federazione a scegliere di non partecipare per i costi proibitivi della spedizione). Svezia 1958 è il primo acuto del Brasile, vittorioso in finale contro la Svezia.

Cile

La Nazionale italiana torna ai mondiali nel 1962. Dopo Svizzera e Svezia il mondiale deve tornare in Sudamerica, e la FIFA sceglie a sorpresa il Cile, Paese con un'economia poco sviluppata, ma con un amor patrio sconfinato. E proprio questo amor patrio sarà fatale alla spedizione azzurra. Alcuni reportage dal nostro Paese riportarono in maniera accurata, e spietata, la situazione del Paese sudamericano, generando una situazione conflittuale avverso la nostra squadra. Gli Azzurri giocarono un buon match contro la Germania Ovest, terminato 0-0, persero 2-0 contro il Cile e uscirono vittoriosi dalla sfida con la Svizzera (3-0). La sfida con i padroni di casa fu semplicemente una farsa colossale: i cileni presero letteralmente a pugni gli italiani, costringendoli all'uscita (non erano ancora previste le sostituzioni), senza subire alcuna conseguenza da parte dell'arbitro Aston. Seconda vittoria consecutiva della Seleçao, che infligge un secco 3-1 alla Cecoslovacchia (seconda sconfitta in finale per loro).

Inghilterra 1966

Il 1966 è l'anno dei Maestri: il calcio torna a casa, l'Inghilterra. È nuovamente una storia priva di lieto fine quella del Mondiale italiano. Dopo l'immediata eliminazione da Brasile 1950, l'eliminazione ad opera della Svizzera del 1954, l'esclusione del 1958 e la prematura uscita ad opera del manesco Cile nel 1962, l'Italia esce prematuramente anche da Inghilterra 1966 ad opera della Corea del Nord. E dire che la formazione non è certo delle peggiori: Burgnich, Facchetti, Bulgarelli, Rivera, Mazzola, calciatori che hanno fatto la storia del calcio italiano ed europeo. Il rovescio ad opera di Pak Doo Ik, per anni ritenuto dentista ed invece sergente dell'esercito, non ha apprezzabili scusanti. Le immagini mostrano una Nazionale composta da giocatori di esasperante pavidità, timorosi oltre l'eccesso dell'errore e quindi incapaci di rimontare il gol di svantaggio. Il ruolino degli azzurri vede una vittoria contro il Cile (2-0), la sconfitta con l'Unione Sovietica di Jascin (1-0) e la sconfitta contro la Corea del Nord (1-0). La Coppa rimane in Inghilterra: con un gol fantasma i Leoni di Sua Maestà superano la Germania.

Messico 1970

Nel 1970 i Campionati del Mondo tornano in Sud America ed approdano Messico. Il viatico ad un buon Mondiale è il primo titolo vinto dal 1938: gli Europei del 1968 giocati in casa. Allenatore della spedizione azzurra è Ferruccio Valcareggi. È il Mondiale che segna il riscatto del calcio Made in Italy: la Nazionale arriva in finale e perde solo contro il Brasile di Pelè, forse la Seleçao più forte di tutti i tempi. È il Mondiale della partita del secolo, anche secondo la FIFA: Italia-Germania 4-3. Un partita entrata nella mitologia di questo sport, tanto famosa da diventare un film, così conosciuta da diventare quasi un lemma: italiagermania4a3. Questo il cammino degli Azzurri: Svezia (1-0), Uruguay (0-0), Israele (0-0), Messico (4-1), Germania Ovest (4-3), Brasile (1-4). Finale già scritta, con i verdeoro troppo forti e gli italiani troppo stanchi dopo la vittoria contro i tedeschi. In questa finale accade un altro fatto storico, la sostituzione Mazzola/Rivera a 6 minuti dal termine.

Germania 1974

Il 1974 è l'anno dei mondiali in Germania Ovest. Pelè ha chiuso la sua parabola di immenso calciatore con la vittoria del 1970, e una nuova icona ne prende il posto Johan Cruijff. Un eroe in linea con i tempi: capelli lunghi, area da ribelle, simbolo dell'Olanda libertaria e libertina. I tulipani arriveranno in finale, ma l'eccesso di sicurezza li porta all'ingiusta e inaspettata sconfitta. L'Olanda 1974, però, è paragonabile all'Ungheria 1954: Nazionali che non hanno vinto, ma hanno fatto la storia più dei vincitori. La Nazionale italiana torna nell'anonimato: pessima figura degli azzurri, sempre capitanati da Ferruccio Valcareggi. L'Italia abbonda di Over 30 ma non certo di armonia. Rimane nella storia il gestaccio di Chinaglia rivolto al CT dopo la sostituzione con Anastasi. Il cammino degli azzurri è imbarazzante: Haiti (3-1), Argentina (1-1), Polonia (1-2). E pensare che sarebbe bastato un pari con la Polonia per andare avanti. Finisce l'era Valcareggi, la Nazionale passa a Bearzot.

Argentina 1978

È di nuovo Sud America: nel 1978 si va in Argentina, baldanzosamente dimentichi dell'orribile situazione interna del Paese sudamericano, con il caudillo Videla alla guida di un governo esperto nel far sparire gli oppositori in mare. A distanza di oltre 30 anni c'è ancora chi aspetta di sapere tutta la verità sui desaparecido. I mondiali di calcio, poi, furono l'occasione ideale per un bagno di folla della giunta militare e per una stretta repressiva (a questo proposito consigliamo il film Complici del silenzio). Per protestare contro la dittatura militare Johan Cruijff con enorme coraggio fece l'unico gesto a sua disposizione: si rifiutò di partecipare al Mondiale.
Al di là del fatto politico, i campionati del mondo del 1978 segnarono, per l'Italia, l'esordio di Bearzot ad un Mondiale, e l'inizio di un'era feconda che porterà alla vittoria del 1982. Blocco Juve (Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli, Bettega, Causio), gioco all'italiana, con tanta grinta, tecnica e voglia di divertirsi: la Nazionale 1978 fu forse migliore nel gioco di quella del quadriennio successivo. La sfortuna, e soprattutto una grande Olanda nonostante l'assenza del suo asso, portò al conseguimento di un onorevole quarto posto. Questo il cammino: Francia (2-1), Ungheria (3-1), Argentina (1-0), Germania Ovest (0-0), Austria (1-0), Olanda (1-2), Brasile (1-2). Vince in finale la squadra di casa, con doppietta di Kempes e gol di Bertoni. Il momentaneo pareggio dell'Olanda (che porterà la partita ai tempi supplementari) è di Nanninga

Spagna 1982

Dopo 44 anni e 8 edizioni l'Italia torna sul tetto del mondo. La Spagna conosce il primo periodo di crescita dopo l'opportuna dipartita del Generalissimo Franco, la democrazia dà il via alla movida madrilena, la fine della crisi petrolifera garantisce una prosperità generale che si riflette sull'organizzazione del Mondiale, ricco di atmosfera e di stelle: Zico, Maradona, Platini. Ma è l'uomo dal cognome più anonimo d'Italia, Rossi, a diventare il simbolo della manifestazione. Sarà sempre, per tutti, Pablito. 6 gol totali, tripletta al Brasile, doppietta alla Polonia, un gol nella finale contro la Germania. Un altro protagonista è Bruno Conti, eletto miglior giocatore del Mondiale. Gli Azzurri cominciano male, pareggio a reti bianche contro la Polonia e pareggio con una rete a testa contro il Perù. Le critiche piovono copiose sulla Nazionale. I giocatori, sdegnati, si chiudono in silenzio stampa. Il solo a parlare è Dino Zoff, non certo l'allegria al potere. La terza sfida del girone si chiude con un altro pareggio, a tutt'oggi chiacchieratissimo: 1-1 contro il Camerun. Basta per accedere al secondo girone. A far compagnia all'Italia nel Gruppo C ci sono Brasile ed Argentina. In base al regolamento ha accesso alla semifinale solo la prima. La squadra capitanata da Zoff, tra la sorpresa e il tripudio generale, vincono prima con l'Argentina (2-1, Tardelli e Cabrini) e poi con il Brasile (tripletta di Rossi). È semifinale: dopo la sfida nel primo girone è di nuovo Italia-Polonia. Questa volta non c'è storia, 2-0 con doppietta di Rossi e Italia in finale dopo 12 anni.
Si stima che 37 milioni di italiani si siano messi di fronte alla TV per rimirare le gesta degli Azzurri nella finale contro la Germania. La partita comincia male: Antonio Cabrini sbaglia un calcio di rigore. Sempre il preludio ad una serata infausta. Non è così: all'inizio del secondo tempo Paolo Rossi si trasfigura per sempre in Pablito. Tredici minuti più tardi Tardelli va in gol ed esultando diventa l'immagine simbolo della vittoria azzurra. Spillo Altobelli fa il terzo, mentre Breitner all'83' onora la bandiera. Con il triplice, onirico, "Campioni del mondo" di Nando Martellini parte la festa in tutto il Paese.

Messico 1986

Alternanza rispettata anche nel 1986: i Campionati del Mondo tornano in Sud America. Complice la rinuncia nel 1983 della Colombia, Paese assegnatario, il Messico diventa il primo Paese ad ospitare per due volte un Mondiale. L'Italia si presenta con diversi campioni del mondo ed una pletora di ultra-trentenni. Nella lista presentata alla FIFA ci sono 4 reduci di Argentina 1978 e 10 di Spagna 1982. Bearzot, legato alla vecchia guardia, non riesce a far fruttare l'operazione nostalgia e torna miseramente a casa dopo gli ottavi di finale. Questo il ruolino della Nazionale: Bulgaria 1-1, Argentina 1-1 (gol di Maradona), Corea del Sud 3-2, Francia 0-2. È la fine di un ciclo, e l'inizio dell'avventura di Azeglio Vicini, che dall'Under 21 passa alla guida dei Senior. Se il Mondiale 1986 non verrà ricordato per le gesta italiane, certamente rimarrà legato indissolubilmente ad un personaggio: Diego Armando Maradona. Nessun calciatore, neanche il superbo Pelè dall'alto dei suoi 3 Mondiali, aveva mai avuto tanto peso all'interno di una Nazionale vincente. Maradona ha talento, carisma ed un'inestinguibile desiderio di vittoria. Guida l'Argentina alla vittoria finale (contro la Germania Ovest, 3-2) e segna il gol più bello della storia del calcio in semifinale contro l'Inghilterra. La sua discesa rimane lo spot più straordinario per il pallone.

Italia 1990

Dopo 56 anni il Mondiale torna in Italia. Nel 1990 il Belpaese si trova ad affrontare, e lo farà con enorme successo, un'incredibile sfida organizzativa. L'apprezzamento di tifosi e osservatori è stato pressocchè unanime: un grande Mondiale, ospitato come si conviene ad uno dei Paesi dell'allora G7. Il fatto poi che si siano costruite cattedrali nel deserto (anche splendide, come lo stadio San Nicola di Bari, progettato da Renzo Piano) dev'essere ascritto come colpa a quella classe dirigente che di li a poco sarebbe stata travolta da Tangentopoli. La Nazionale si presenta al Mondiale con i ragazzi che Azeglio Vicini si è coltivato fin dall'Under 21: Zenga, Baresi, Maldini, De Napoli, Giannini, Donadoni. Ma erano tanti i talenti di quella squadra, basti pensare ai due gemelli del gol Vialli e Mancini ed a Roberto Baggio. Purtroppo nessun allenatore della Nazionale è mai riuscito ad avvalersi appieno dell'apporto congiunto di Mancini e Baggio, i maggiori talenti della loro generazione. E se Baggio riuscirà poi a farsi strada, Mancini invece rimarrà sempre ai margini, deliziando prima i sampdoriani e poi i laziali, ma mai i tifosi della maglia azzurra. Quelli del 1990 sono i Mondiali degli occhi spiritati di Totò Schillaci, che, entrato al posto di Carnevale nella partita contro l'Austria al 75', schioda la partita dall'ingiusto 0-0 e consente la prima vittoria agli Azzurri: saranno 6 in tutto i gol del siciliano. Solo l'Argentina di Maradona, dopo i calci di rigore al termine di una partita incentrata solo sulla fase difensiva e riagguantata per un'uscita a vuoto di Zenga, sbarrerà la strada a Vicini. Comincia nel 1990 la dannazione dei calci di rigore, che ci perseguiterà anche nel 1994 e nel 1998, ma che nel 2006 ci restituirà tutto con gli interessi. Alla fine l'Argentina perderà contro la Germania la finale con un discutibile calcio di rigore siglato da Andreas Brehme.
Questo il cammino dell'Italia: Austria (1-0), Stati Uniti (1-0), Cecoslovacchia (2-0), Uruguay (2-0), Irlanda (1-0), Argentina (3-4 d.c.r.), Inghilterra (2-1).

USA 1994

Nel 1994 Mondiale torna in America, ma stavolta cambia emisfero. Per la prima volta nella storia saranno gli USA ad ospitare la manifestazione. L'Italia è affidata alle sapienti mani di Arrigo Sacchi, il profeta della zona che ha rivoluzionato il calcio italiano con il suo spumeggiante Milan degli olandesi. È probabilmente il Mondiale più brutto dal punto di vista tecnico, ma la colpa non è solo dei protagonisti: gli orari scelti per permettere la diretta nei Paesi europei impongono di giocare in un caldo torrido con tassi di umidità prossimi al 100%. La grande illusione di far nascere un serio movimento calcistico negli Stati Uniti, un mercato saturo di offerta sportiva tra Hockey, Football, Baseball e Basket, naufragherà come l'esperienza dei Cosmos (un nuovo tentativo è in atto con l'ingaggio di David Beckham nella MLS), in spregio alle grandi strategie dei padroni del vapore.
La Nazionale parte male, con la sconfitta contro l'Irlanda, e cominciano a fioccare le polemiche sulla mancanza di gioco. La gara con la Norvegia è già decisiva, l'Italia la vince in 10 dopo l'espulsione di Pagluica e la sostituzione di Roberto Baggio che dà del matto in diretta mondiale al suo allenatore. L'ultima partita è un insipido pareggio. I più scaramantici ricondano gli esordi stentati di Spagna 1982, gli altri polemizzano con il tecnico di Fusignano. Gli ottavi con la Nigeria sono un'agonia: una carambola di Baggio ci porta ai supplementari a un minuto dalla fine. Un calcio di rigore ci porta ai quarti, dove Dino Baggio fa compagnia nel tabellino al più celebre Roberto: fuori la Spagna. Nella semifinale con la Bulgaria (2-1), la Nazionale gioca la più bella mezz'ora da quando Sacchi ne è l'allenatore. Basta per andare avanti. In finale i rigori ci sono fatali. Dopo lo 0-0 al termine dei tempi regolamentari Baresi, Massaro e Roberto Baggio sbagliano.
Il ruolino della Nazionale: Irlanda 0-1, Norvegia 1-0, Messico 1-1, Nigeria 2-1, Spagna 2-1, Bulgaria 2-1, Brasile 2-3 d.c.r.).

Francia 1998

Nel gioco dell'alternanza che verrà interrotto nel 2002 con il Mondiale asiatico, il Mondiale trasvola l'Atlantico e arriva nel 1998 in Francia. I galletti non hanno mai vinto la competizione e nell'occasione hanno una squadra straordinaria, con la guida di Zinedine Zidane, il più forte calciatore della sua generazione. L'Italia è passata dalla guida di Sacchi a quella di Cesare Maldini, artefice di ripetute vittorie con l'Under 21. L'importante nome nuovo della Nazionale è Christian Vieri, che passa proprio in quella stagione dall'Atletico Madrid alla Lazio per 54 miliardi di lire. L'avventura di Maldini comincia con uno stentato pareggio contro il Cile, mentre la vittoria contro il Camerun è netta. Anche l'Austria paga dazio alla forma strepitosa di Vieri e arriva la seconda vittoria consecutiva. Negli ottavi, contro la Norvegia, Vieri colpisce ancora: Italia ai quarti contro i padroni di casa. Con la Francia i nostri giocano in maniera sparagnina, ma vanno molto vicini al gol con Roby Baggio a pochi minuti dal termine. I rigori, poi, saranno di nuovo letali. Il simbolo della spedizione azzurra è Gigi Di Biagio che colpisce la traversa e si mette le mani sulla testa, disperato. Alla fine la Francia vincerà il torneo, meritando. Il misterioso malanno di Ronaldo prima della finale è un segnale preciso per il Brasile, che uscirà sconfitto per 3-0: doppietta di Zinedine Zidane.
Il cammino degli Azzurri: Cile (2-2), Camerun (3-0), Austria (2-1), Norvegia (1-0), Francia (3-4 d.c.r.).

Corea e Giappone 2002

Il 2002 è l'anno dei primi Mondiali asiatici: Corea e Giappone si dividono i campionati del mondo, anche questa una novità. L'Italia non parte con i favori del pronostico. Il commissario tecnico cambia nuovamente. Dino Zoff ha lasciato la guida della Nazionale dopo la sconfitta in finale agli Europei, e le redini della rappresentativa sono passate nelle mani di Giovanni Trapattoni. Il tecnico brianzolo raggiunge finalmente il posto atteso da una vita, ma non avrà successo, per demeriti propri, per sfortuna, e per la scellerata conduzione arbitrale di Byron Moreno, che si pone nella scia di Viana (Svizzera 1954) e Aston (Cile 1962). Una conseguenza della scelta di giocare una competizione così importante in Corea, una Nazione dai tratti democratici molto peculiari, così come si era potuto già vedere in occasione di Seul 1988.
È il primo Mondiale di Francesco Totti, che farà coppia con Bobo Vieri. Trapattoni punta molto sulle qualità del giallorosso, ma tanta fiducia non sarà ripagata. Il capitano giallorosso, certo non aiutato da una formazione chiaramente allo sbando, non rende secondo i suoi livelli, pagando, forse, anche il dualismo con Del Piero. Il girone parte bene, con una vittoria contro l'Ecuador con doppietta di Vieri, ma nel turno successivo la Croazia in rimonta (solito gol di Vieri) ci castiga. La sfida con il Messico è decisiva, ma gli Azzurri non vanno oltre l'1-1. Solo una combinazione di risultati ci porta agli ottavi, dove incontriamo la Corea del Sud. L'Italia va in vantaggio con Vieri, ma viene raggiunta a due minuti dalla fine e poi superata con Golden Gol dal perugino Ahn. La direzione di gara, affidata all'ecuadoregno Byron Moreno, si mostra fin da subito sfacciatamente casalinga, raggiungendo l'apoteosi con l'annullamento del regolarissimo (golden) gol del 2-1 segnato da Damiano Tommasi. In un modo o nell'altro l'avventura azzurra termina qui, mentre Trapattoni resisterà solo altri due anni, vittima dell'Europeo, come Sacchi e Zoff prima di lui.

Germania 2006

Germania 2006 è l'avverarsi di un classico filmone americano con happy ending di prammatica. Antefatto: Calciopoli, il Commissario Tecnico coinvolto attraverso il figlio nello scandalo GEA, il gruppo storico di calciatori della Juventus e della Nazionale in fuga dal club bianconero o costretto alla Serie B. Happy ending: vittoria redentiva e catartica, con thriller finale (calci di rigore). Questo l'incredibile plot. Nel mezzo la gioia incredula di un Paese pazzo per il calcio ma che dal 1982 non conosceva gioia, e che il 9 Luglio avrebbe sfogato con milioni di persone in piazza un'allegria incontenibile.
Le scelte di Lippi sono contrastate: a casa Panucci, per una lite con il CT che risale ai trascorsi interisti di entrambi, dentro Zaccardo e soprattutto Grosso. La mancanza di affidabilità dell'esterno allora in forza al Palermo porterà il viareggino a provare Zambrotta a destra e Grosso a sinistra. Intuizione felice. La prima partita è contro il Ghana, segnano Pirlo e Iaquinta, e gli africani sono regolati con facilità. Comincia ad aleggiare un certo ottimismo, che il pareggio, 1-1 contro gli USA (Gilardino, Zaccardo aut.) spegnerà immediatamente. Per superare il girone da primi, ed evitare il Brasile, occorre vincere contro la Repubblica Ceca. 2-0 anche qui, con Materazzi e Pippo Inzaghi. Il girone è superato. Per una serie di risultati favorevoli, la strada per la semifinale è in discesa. Avversaria negli ottavi è l'Australia. Hiddink mette in campo una squadra ordinata, e gli Azzurri, pur non rischiando mai, non riescono a sfondare. Materazzi viene espulso, e la gara scivola verso il 90' senza grandi sussulti, fino a quando un fallo in area su Grosso non consente all'Italia di battere un calcio di rigore. Francesco Totti va sul dischetto e trasforma con precisione e potenza. Siamo ai quarti. Il tabellone fortunato ci pone davanti l'abbordabile Ucraina. Pratica regolata con semplicità, grazie alla doppietta di Luca Toni e al gol di apertura di un ottimo Zambrotta. Il difficile viene ora: in semifinale c'è la Germania padrona di casa. Partita molto equilibrata, ma l'Italia si fa preferire, arrivando a colpire due legni. 0-0 alla fine del primo tempo. 0-0 alla fine del secondo. 0-0 alla fine del primo tempo supplementare. I rigori incombono. Da un'azione insistita nasce però il gol di Grosso, che rinverdisce il mito dell'esultanza di Tardelli. Pochi minuti, e Del Piero raddoppia in contropiede. Gli Azzurri vanno a Berlino, i tedeschi subiscono l'amara sconfitta davanti al pubblico amico. In finale c'è la sorprendente Francia, inaspettatamente in finale dopo un avvio da brivido con la sconfitta contro il Senegal. I Blues superano, tra gli altri, Spagna e Brasile. La partita di addio al calcio di Zizou sarà la finale di Coppa del Mondo: degno epilogo.
Il resto è storia recente e nota. Il rigore di Zidane, il colpo di testa di Materazzi, la zuccata di Zidane a Materazzi, i rigori, lo sbaglio di Trezeguet, il gol di Grosso. Nando Martellini non c'è più, ma stavolta "Campioni del Mondo" lo avrebbe urlato quattro volte. Gli incontri: Ghana (2-0), USA (1-1), Repubblica Ceca (2-0), Australia (1-0), Ucraina (3-0), Germania (2-0), Francia (5-3 d.c.r.)